Il territorio di Bonarcado

Il territorio di Bonarcado occupa la parte nord - orientale della nostra area ed è attraversato da due importanti corsi d’acqua, il rio Mannu e il rio Tzispiri, con i loro rispettivi affluenti. Dal punto di vista geomorfologico è caratterizzato da aree di bassa e media collina, da zone di altopiano e da aree di versante montano. Le prime testimonianze note di stanziamenti umani risalgono all’età del Bronzo antico (località Costa Tana), ma è con gli inizi dell’età del Bronzo medio (XVII sec a. C.) che il territorio inizia ad assumere un’organizzazione più strutturata. Infatti Il territorio di Bonarcado è caratterizzato da un'alta concentrazione di nuraghi del tipo arcaico a corridoio. Tra questi, solo per citarne alcuni, sono da annoverare i nuraghi denominati Aurras, Crastu, Temannu Zenna Uda, Sa Perdera. A questi si aggiungono due nuraghi di tipologia “mista” con parti più antiche caratterizzate dalla tipica struttura a corridoio alle quali, durante le fasi più avanzate del Bronzo medio vengono aggiunte parti a tholos: nuraghe Cuau e nuraghe Scovaera. Proprio alle fasi dell’età del Bronzo medio e recente (XV – XII sec. a. C.) appartengono invece i numerosi nuraghi a tholos di tipo monotorre (tra quelli meglio conservati: nuraghe Larenzu Nieddu, nuraghe Ruiu, nuraghe Mura Procos, nuraghe Bulare Prunas, nuraghe Perda Caddos) e di tipo complesso (tra i più rilevanti: nuraghe Livrandu, nuraghe Bruncu, nuraghe Muschìu). Spesso attorno a questi nuraghi si sviluppano estesi abitati con fasi di vita dall’età nuragica all’età romana imperiale. Non mancano nel territorio le tombe dei giganti sebbene molte di esse siano state rimaneggiate nel corso dei secoli (da vedere le tombe di Serra Crastula e di Bena Sinis - S. Cristina). Anche in età storica il territorio risulta ben strutturato, soprattutto tra l’età romana imperiale e la tarda antichità. Una villa urbano – rustica, con la pars urbana munita di un piccolo impianto termale, sorgeva tra le località Su Lare e Binzola. Proprio l’impianto termale venne trasformato, in età altomedievale, in luogo di culto cristiano, dedicato alla Vergine Maria definita panàkhrantos (immacolata, purissima). Da tale attributo della Vergine deriva lo stesso toponimo Bonarcado e la denominazione del santuario di Nostra Signora di Bonacatu, ancora oggi oggetto di grande devozione popolare. Verso il 1110 la stessa chiesa venne donata dal giudice di Arborea Costantino I ai monaci benedettini camaldolesi di San Zeno di Pisa che vi si insediarono fondando l’abbazia di Santa Maria di Bonarcado, uno dei più importanti insediamenti monastici della Sardegna medievale, e dando avvio alla costruzione della Clesia Nova di Santa Maria, in stile romanico, consacrata nel 1146. Le memorie della vita economica e patrimoniale dell’abbazia relativamente ai secoli XII e XIII sono conservate nel celebre Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, un documento fondamentale per la storia medievale della Sardegna.

Giuseppe Maisola

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